La banca e l'impresa: nemici o alleati?

La banca e l'impresa: nemici o alleati?

Banca e impresa sono da tempo interessate da un rapporto in costante contrapposizione, dopo la crisi finanziaria dei mutui subprime le regole bancarie hanno registrato un progressivo irrigidimento e sembrano destinate a complicarsi ulteriormente una volta terminato il periodo "transitorio" causato dall'emergenza Covid-19.

Nello scenario economico che si sta delineando sono molti gli interrogativi che interessano il mondo imprenditoriale e le incertezze causate da una parentesi emergenziale che si sta protraendo da oltre 16 mesi di certo non aiutano a diradare questi dubbi portando, di conseguenza, il rapporto tra sistema bancario e mondo imprenditoriale - in particolare delle micro, piccole e medie imprese - ad ulteriori divergenze di vedute che sfociano in veri e propri scontri tra gli attori in campo.

Alcuni vedono il mondo bancario come un nemico da combattere, un complesso sistema di regole burocratiche messe assieme con l'obiettivo di bloccare l'accesso al credito per le piccole aziende portandole ad una lenta agonia che le conduce al fallimento. Sicuramente le grandi inchieste che hanno interessato diversi importanti gruppi bancari hanno fatto la loro parte nel nutrire questi sospetti e, anche in Italia, sono molte le ombre che interessano il sistema bancario.

Tuttavia, se analizziamo più a fondo la vera natura di una banca, le differenze rispetto ad una normalissima impresa sono poche. Come tutte le aziende anche le banche sono formate da soci, che hanno investito le loro risorse con l'obiettivo di ottenerne una remunerazione. Ciò spinge gli amministratori a porre in essere tutte le iniziative per produrre risultati positivi che permettono di retribuire gli investitori. Come tutte le imprese anche le banche quindi, vendono qualcosa e, nel loro caso, oggetto di ciò che vendono è il denaro e, come tutte le altre aziende, cercano di farlo alle migliori condizioni possibili per massimizzare i propri risultati.

Non c'è quindi da stupirsi se, al pari di tutte le altre realtà economiche, anche il sistema bancario debba fare delle scelte all'interno delle proprie collaborazioni così come ogni singolo imprenditore decide se continuare a servire un proprio cliente o se interromperne il rapporto in quanto non più remunerativo per lui.

Come sarà il mondo dopo il Covid?

Uno dei più grandi interrogativi che ha attraversato la mente di ognuno di noi riguarda appunto i cambiamenti che ci saranno al termine di questa lunga parentesi.

Non ci concentreremo su tematiche sanitarie, sociologiche, comportamentali o altro - quello lo lasciamo agli esperti del settore - la nostra intenzione è spingere il lettore a riflettere su come deve cambiare il punto di vista sulla sua azienda, su ciò che la compone e su ciò che viene "osservato" dal sistema bancario.

Ogni imprenditore deve prendere coscienza del fatto che per poter rimanere al passo con i tempi anche la sua gestione deve diventare maggiormente "professionale". Se da un lato questi cambiamenti gli verranno imposti (vedasi le nuove regole per la "crisi d'impresa" che entreranno in vigore nei prossimi mesi), dall'altro questa svolta epocale deve essere vista come un'opportunità da cogliere per innovarsi e diventare più competitivi.

Sempre più ogni azienda dovrà ricorrere a strumenti economici che le permettano di avere il pieno controllo di ogni sua area, dovrà dotarsi di figure che supportino l'imprenditore anche sotto l'aspetto organizzativo, dovrà prendere confidenza con nuovi indicatori che permettano di dialogare con lo stesso linguaggio parlato dalle banche affinchè queste non vengano viste come un nemico da contrastare ma un alleato a supporto della crescita di ogni singola realtà economica.

Fino a ieri ci si limitava a osservare il bilancio della propria azienda solamente nell'ultima riga che lo compone: l'utile. Tutte le analisi erano rivolte a trovare un modo (in alcuni casi delle vere e proprie scappatoie) per far sì che questa singola voce fosse la più alta possibile nella convinzione che costituisse la chiave di volta per l'accesso al credito. In realtà ognuno di noi si è accorto che ormai da tempo questo non basta più e, specialmente in questo frangente, le banche iniziano a chiedere analisi più dettagliate: margini, redditività, situazioni dei crediti, rientro dei debiti ecc. 

Nell'ultimo periodo si è iniziato a porre quesiti sulla continuità aziendale, sulle prospettive dei prossimi 5 anni, sulle richieste di veri e propri business plan.

Qual è il significato di tutte queste richieste?

E' semplice: l'utile non è sufficiente! Alla banca non interessa l'utile dell'esercizio, non interessa che il proprio cliente non sia in perdita. Il bilancio potrebbe registrare anche un buon risultato ma ottenere il rifiuto ad un nuovo finanziamento (magari per sostituire un macchinario per la produzione). In questa situazione l'imprenditore potrebbe rimanere spiazzato da una tale risposta ed essere incentivato a voler combattere questo sistema con tutte le sue forze per cambiarlo. Ma tutti sappiamo che questa non è la soluzione corretta.

Ma quindi, cosa vuole una banca? Partendo dai presupposti indicati prima, una banca "vende" denaro e chiede un compenso per questo servizio. Va da sè che gli obiettivi di base possono essere riassunti in due elementi:

  1. Il primo è assicurarsi che il cliente sia in grado di restituire quanto ha ricevuto;
  2. ottenere profitto dai servizi prestati per ottenere utili da distribuire ai propri azionisti.

Quali sono le soluzioni per il post-Covid?

La risposta alle nuove esigenze del mercato sono le nuove professionalità, gli strumenti di controllo di gestione efficaci nell'individuare le aree che richiedono maggiore attenzione. La soluzione è strutturare la propria azienda con nuovi modelli organizzativi che permettano ad ogni imprenditore di far crescere il proprio esercizio e riuscire ad ottenere risultati dove gli altri falliscono o incontrano difficoltà.

Occorre quindi spostare il punto di vista da una logica basata sull'utile di fine anno ad una che guardi ai flussi di cassa.

E' necessario quindi cambiare l'idea di base che tali presupposti riguardino esclusivamente le multinazionali o le grandissime realtà dal momento che per poter competere  - e quindi sopravvivere - nel mercato post-pandemia le nostre PMI dovranno strutturarsi ed evolversi servendosi degli strumenti adatti per farlo.