Welfare: come ridurre il carico fiscale ed il costo del lavoro?

  • Tempo di lettura: 3 minutes

Si parla tanto di termini come Welfare, Welfare Aziendale o Piani Welfare e, specialmente negli ultimi anni, se ne parla come strumento sempre più diffuso ma cos’è nella sostanza?

Per tradurlo in termini nostrani l’espressione “Welfare” equivale all’italiano “benessere”, i due termini maggiormente diffusi sono “welfare economics”, ovvero “economia del benessere”, e “welfare state” che in italiano più propriamente lo possiamo tradurre con  il termine “stato del benessere” con le sue declinazioni italiane più conosciute come “stato assistenziale” (che però richiama un significato negativo) o “stato sociale” (forma più neutrale della precedente), con riferimento alle politiche statali rivolte alla popolazione.

In tempi più recenti anche tra le aziende vi è una sempre maggiore diffusione di “politiche” di welfare aziendale che mettono a disposizione dei lavoratori dipendenti moltissimi beni e/o servizi con l’obiettivo di accrescere il potere di spesa del loro stipendio, la salute e il benessere dell’intero nucleo familiare. 


Perché utilizzare il welfare aziendale?

Il welfare – aziendale nel nostro caso - è considerato uno dei “pilastri della retribuzione” perché prevede l’introduzione di un sistema di prestazioni non monetarie ma che sono rivolte ad accrescere il benessere di un lavoratore e della sua famiglia permettendogli di usufruire di servizi e agevolazioni aggiuntive rispetto alla retribuzione ordinaria. L’idea alla base di questa nuova opportunità è di sostenere il reddito del proprio collaboratore attraverso altre forme di pagamento diverse dal denaro ma che contribuiscano a migliorare al contempo sia la condizione lavorativa sia, di riflesso, quella famigliare. È un concetto quindi che va oltre al semplice pagamento della retribuzione. 

L’utilizzo di politiche di welfare aziendale sono un tentativo di risposta ai bisogni del lavoratore. Ogni azienda è consapevole che i dipendenti sono parte del proprio patrimonio, la motivazione e fidelizzazione del lavoratore sono elementi essenziali e quindi il welfare può costituire lo strumento adatto a rafforzare l’immagine aziendale in qualità di datore di lavoro, ad attrarre talenti e ridurre il turnover.   


Ma in cosa consiste in realtà?

E’ l’offerta di un’enorme quantità di beni e servizi di cui il dipendente può beneficiare che va dal “welfare familiare” per asili nido, colonie estive e spese scolastiche; prestazioni di “utilità sociale” con finalità educative, ricreative, di assistenza sociale e sanitaria, previdenza complementare e le casse sanitarie, dal voucher per la baby-sitter all’asilo aziendale; dall’assistenza ad anziani e non autosufficienti al rimborso spese dei libri scolastici, dei corsi di lingua e del carburante; dai buoni per la spesa a convenzioni con la palestra, la piscina, le terme e sport vari; dalle convenzioni per cinema e viaggi alla shopping card e attività culturali come musei e teatri; dai buoni pasto all’abbonamento per i mezzi pubblici ed infine, con la fantasia più sfrenata, dal take away alla mensa aziendale per avere pronta la cena a casa fino al maggiordomo che sbriga tutta una serie di incombenze, dal ritiro in tintoria al lavaggio dell’auto.

L’unico vero limite consiste nel fatto che la normativa sui piani welfare prevede che questi beni e servizi siano erogati a tutti i dipendenti o, perlomeno, a categorie omogenee di dipendenti. Questo, a volte, può essere motivo di resistenza da parte del datore di lavoro ma analizzando e mettendo a confronto costi e benefici, si comprende benissimo che i vantaggi sono di gran lunga superiori. Sia l’azienda che il dipendente, infatti, ne traggono un vantaggio reciproco: l’azienda perché vede una riduzione del cuneo fiscale sul costo del lavoro; il dipendente perché vede aumentare il potere d’acquisto del proprio stipendio e questo incide positivamente sul clima aziendale e sulla conciliazione famiglia-lavoro.

A volte si pensa che il welfare sia uno strumento che può essere utilizzato solo dalle grandi aziende (Luxottica ha fatto scuola in questo applicandolo a circa 8mila dipendenti) ma non è così, si può applicare a tutte le aziende anche alle piccole e micro imprese con soli 2 o 3 dipendenti.

I vantaggi per le aziende poi non si limitano ad aspetti prettamente economici in quanto le iniziative di welfare aziendale incidono anche a livello psicologico, aumentando la motivazione al lavoro e quindi la produttività dei dipendenti - se sono più soddisfatti sono anche più disponibili a impegnarsi – si riscontra quindi un miglioramento sui livelli di assenteismo e si riduce il turnover, migliora il clima nel luogo di lavoro creando le condizioni per un ambiente più positivo e collaborativo.


I vantaggi per i dipendenti e le aziende

I servizi di welfare aziendali hanno il vantaggio di essere detassati da un punto di vista fiscale e contributivo. Ciò significa che il valore netto ricevuto, rispetto al corrispettivo in denaro che invece sarebbe tassato, aumenta il potere d’acquisto. 

Ad esempio l’erogazione di 100 euro in servizi welfare corrispondono a 100 euro effettivi ricevuti dal lavoratore. Al contrario, con il classico premio in denaro a fronte di 100 euro erogati dall’azienda la controparte incasserebbe un controvalore di 60 euro in quanto la differenza sarebbe assorbita da tasse e contributi

Abbiamo quindi visto come l’attivazione di un Piano Welfare Aziendale permetta il raggiungimento di benefici reciproci per azienda e collaboratore.

Dal punto di vista economico, da un lato abbiamo un aumento del valore monetario ricevuto dal lavoratore garantito dall’assenza di tasse e contributi sui servizi ricevuti; dall’altro il beneficio di costi interamente recuperabili fiscalmente da parte dell’azienda, senza l’aggravio di ulteriori imposte e contributi che dovrebbe invece sostenere con strumenti come i classici “premi in denaro”.

Dal punto di vista “sociale” abbiamo invece visto come questo permetta di ottenere un miglioramento delle prestazioni lavorative e dell’immagine aziendale mentre, per il personale dipendente, un beneficio per la vita “extra lavorativa” oltre ad ottenere vantaggi per tutta la famiglia.

Per quanto riguarda la contrattualistica nazionale, da qualche anno sono stati stabiliti importi annuali, via via crescenti di contributo welfare da corrispondere obbligatoriamente ai lavoratori in particolare per determinati settori come ad esempio la metalmeccanica; i metalmeccanici unionmeccanica/confapi; gli orafi, argentieri e gioiellieri; le telecomunicazioni; i pubblici esercizi e il contratto collettivo provinciale industria conciaria, questo ad indicare come la tendenza sia sempre più portata a promuovere questa forma di incentivazione al punto che anche per il 2021 (dopo l’introduzione nel 2020) il governo ha raddoppiato la soglia di esenzione dei fringe benefit da 258,23  a 516,46 euro.