Tirocini formativi e di orientamento: disciplina e aspetti operativi

Tirocini formativi e di orientamento: disciplina e aspetti operativi

Tra le modalità prevista dal nostro Ordinamento per l’inserimento di personale senza esperienza in azienda, uno degli strumenti che maggiormente risponde alle esigenze delle aziende è rappresentato dal tirocinio formativo e di orientamento.

Tra tutte le varie tipologie in vigore, il tirocinio definito “formativo e di orientamento”, costituisce un’esperienza molto utile, sia per il tirocinante, in quanto può essere formato in un ambiente produttivo, sia per l’azienda, la quale in prospettiva di una possibile assunzione può fornire alla nuova risorsa conoscenze e metodo di lavoro sostenendo costi modesti.

Seppur in quest’ambito le Regioni e le Province Autonome la facciano da padrone, detenendo la competenza esclusiva sulla formazione professionale, sono tuttavia in vigore delle Linee Guida Nazionali (previste dall’Accordo Stato-Regioni del 25 maggio 2017), vincolanti per la disciplina dei tirocini formativi e di orientamento.

E' inoltre doveroso precisare che la legge prevede anche altre tipologie di tirocini, disciplinati da normative specifiche e per i quali non si applicano le Linee Guida sopra richiamate. Parliamo infatti dei tirocini curricolari promossi da Università, Istituzioni scolastiche, Centri di formazione professionale, ossia di tutte quelle esperienze previste all’interno di un formale percorso di istruzione o di formazione. Le linee Guida, inoltre, non valgono per i periodi di pratica professionale, per i tirocini previsti per l’accesso alle professioni ordinistiche, per i tirocini transnazionali e con soggetti extracomunitari promossi all’interno delle quote di ingresso.

Qual è la disciplina a livello Nazionale?

I tirocini formativi e di orientamento, non costituendo rapporti di lavoro,sono disciplinati da convenzioni stipulate tra il soggetto promotore (ad esempio Centro per L’Impiego) e il soggetto ospitante (azienda, studio professionale…)  i quali devono attenersi ai contenuti di un progetto formativo sottoscritto da soggetto promotore, soggetto ospitante e tirocinante. Ricopre inoltre un ruolo fondamentale il Tutor aziendale,figura necessaria per l’affiancamento della persona che si inserisce nell’attività, anch’esso firmatario del progetto.

Quali sono i principali doveri e oneri per l’azienda?

Tra gli obblighi previsti a livello normativo è necessario ricordare che i soggetti ospitanti sono tenuti: 

  • a garantire una copertura assicurativa contro il gli infortuni sul lavoro presso INAIL;
  • a stipulare una polizza assicurativa per la responsabilità civile verso terzi;
  • ad erogare al tirocinante un’indennità di partecipazione non inferiore ad euro 300,00 lordi (anche se in Veneto, ad esempio, l’importo minimo è di € 450 euro mensili per un monte ore di presenza corrispondente al tempo pieno). Dal punto di vista fiscale l’indennità corrisposta al tirocinante è considerata reddito assimilato a quello di lavoro dipendente. La mancata corresponsione dell’indennità comporta una sanzione da € 1.000,00 ad € 6.000,00.
  • Ad essere in regola con la normativa sulla salute e sicurezza sui luoghi di lavoro e con la normativa in materia di disabili.
  • Ad inviare al Centro per l’Impiego la comunicazione obbligatoria il giorno antecedente la data di inizio.

Quali sono le caratteristiche soggettive del tirocinante?

L'attivazione del rapporto in esame è ammessa in presenza delle seguenti circostanze:

  1. soggetti in stato di disoccupazione;
  2. lavoratori beneficiari di strumenti di sostegno al reddito durante la vigenza del rapporto di lavoro;
  3. lavoratori a rischio di disoccupazione;
  4. soggetti già occupati che siano in cerca di altra occupazione;
  5. soggetti disabili e categorie di soggetti svantaggiati (ad esempio richiedenti protezione internazionale e titolari di status di rifugiato, vittime di violenza…)

Quanti tirocinanti possono essere ospitati in azienda?

Come già anticipato, le Regioni possono disciplinare il numero di tirocini attivabili nel rispetto dei seguenti limiti:

  • nelle unità operative in presenza da 0 a 5 dipendenti a tempo indeterminato: possibilità di inserire 1 tirocinante;
  • nelle unità operative in presenza da 6 a 20 dipendenti a tempo indeterminato: possibilità di inserire non più di 2 tirocinanti contemporaneamente;
  • nelle unità operative con 21 o più dipendenti a tempo indeterminato o determinato: ammessi tirocinanti in misura non superiore al 10% dei suddetti dipendenti contemporaneamente, con arrotondamento all’unità superiore.

Qual è la durata del rapporto?

Le linee Guida prevedono:

  • una durata minima corrispondente a 2 mesi, fatta eccezione per le realtà stagionali, per le quali è ridotta ad un mese. 

  • Limiti di durata massima, ossia:
    12 mesi in caso di tirocini rivolti a: soggetti in stato di disoccupazione, lavoratori beneficiari di strumenti di sostegno al reddito in costanza di rapporto di lavoro, lavoratori a rischio di disoccupazione, altre categorie di soggetti precisamente individuate;
    - 24 mesi nel caso in cui le persone siano portatori di handicap.

Si ribadisce nuovamente che, anche per tale aspetto, ogni Regione si esprime in maniera autonoma, basti pensare che, a titolo esemplificativo la Regione Veneto ha stabilito il limite massimo di 6 mesi, prevedendo alcune deroghe per l’attivazione con particolari categorie di individui.

Siete interessati all’attivazione di un tirocinio? Non esitate a chiamare il nostro Studio e vi daremo tutte le informazioni necessarie sulla disciplina prevista dalla vostra Regione.