Tracciabilità delle retribuzioni dopo i chiarimenti dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro

Tracciabilità delle retribuzioni dopo i chiarimenti dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro
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(di Eleonora De Biaggi)

Sono passati circa tre mesi dall’entrata in vigore della norma che ha sancito l’obbligo della tracciabilità del pagamento delle retribuzioni (ne avevamo parlato qui) e in quest’arco temporale l’Ispettorato Nazionale del Lavoro (di seguito INL) è intervenuto in diverse occasioni mediante pubblicazioni di Note mirate a fugare dubbi interpretativi e a fornire istruzioni operative agli interlocutori della norma. Facciamo luce sui principali argomenti d’interesse per i datori di lavoro.

 

Precisazioni sui metodi di pagamento

  • Ammessa la carta di credito anche in assenza di IBAN collegato
    Con Nota del 4 luglio 2018 n. 5828, l’INL ha chiarito che rientrano tra gli “strumenti di  pagamento elettronico”, così come definiti dal legislatore, il versamento degli importi dovuti su carta di credito prepagata intestata al lavoratore, anche nel caso in cui  la carta non sia collegata ad un IBAN. In quest’ultimo caso, il datore di lavoro dovrà conservare le ricevute di versamento per dimostrare la tracciabilità dell’operazione e non incorrere in sanzioni. 
  • Pagamento stipendi in contanti presso un conto corrente ordinario del datore di lavoro
    Viene espressamente prevista la correttezza del pagamento delle retribuzioni in contanti, qualora sia effettuato presso lo sportello bancario ove il datore di lavoro abbia aperto e risulti intestatario di un conto corrente o conto di pagamento ordinario (anche se non si  tratta “di un conto di tesoreria” come richiama testualmente la norma)  soggetto alle dovute registrazioni.
  • Il vaglia postale rientra nell’ambito degli strumenti tracciabili
    L’alveo degli strumenti ammessi si amplia facendovi rientrare anche il vaglia postale purché sia riportato il nome del beneficiario e la “clausola di non trasferibilità” (quest’ultima può anche non esserci se l’importo è inferiore a 1.000,00 euro ed è stata formalizzata una richiesta scritta in tal senso).
    L’INL specifica inoltre che nella causale devono essere indicati i dati essenziali dell’operazione (datore di lavoro che effettua il versamento, lavoratore/beneficiario, data e importo dell’operazione, mese di riferimento della retribuzione).
  • Per i soci di cooperativa “prestatori” è ammesso il pagamento dello stipendio sul libretto di prestito
    I soci di cooperativa che siano anche “prestatori”, ossia intrattengano con la cooperativa un rapporto di prestito sociale, si considera lecito il pagamento delle retribuzioni attraverso versamenti sul “libretto del prestito”, aperto presso la medesima cooperativa purché:
    • tale modalità di pagamento sia stata richiesta per iscritto dal socio lavoratore “prestatore”; 
    • il versamento sia documentato nella “lista pagamenti sul libretto” a cura dell’Ufficio paghe e sia attestato dall’Ufficio prestito sociale che verifica l’effettivo accreditamento il giorno successivo alla sua effettuazione.

La tracciabilità non è obbligatoria per il rimborso delle spese

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro in data 16 luglio 2018 ha pubblicato la nota n. 6201 nella quale, nel sottolineare che l’obbligo della tracciabilità vige solo per il pagamento della “retribuzione” in senso stretto, ha escluso dall’alveo della disposizione tutti gli emolumenti non riconducibili  tale definizione.
In particolare, è stato precisato che le somme erogate a diverso titolo, come gli anticipi di cassa effettuati per spese che i lavoratori devono sostenere nell’interesse dell’azienda e nell’esecuzione della prestazione (es. rimborso spese viaggio, vitto, alloggio), sono ammesse anche in contanti.
Per completezza, si precisa che l’indennità di trasferta, la cui natura è “mista” (sia risarcitoria, sia retributiva qualora superi certi importi e abbia certe caratteristiche), a parere dell’INL deve essere erogata con strumenti di pagamento tracciabili.

Modalità di calcolo della sanzione

Ricordando che la violazione della norma in questione comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 1.000,00 ad euro 5.000,00, nella nota del 4 luglio n. 5828 l’INL ha specificato che, nell’applicazione della sanzione:  

  • non si tiene conto del numero dei lavoratori in forza, prescindendo dal numero dei dipendenti per i quali è stata commessa la trasgressione;
  • si fa riferimento invece al numero di mensilità per le quali la retribuzione non è stata pagata con metodi tracciabili. Ciò comporta l’applicazione di tante sanzioni quante sono le mensilità per le quali si è protratto l’illecito.  
    Ad esempio, se un datore di lavoro ha pagato per tre mesi consecutivi in contanti le retribuzioni, la sanzione sarà applicata per tre volte, a prescindere dal numero dei lavoratori coinvolti.

Si precisa che gli Organi di Vigilanza hanno la possibilità di verificare l’osservanza della norma sulla tracciabilità del pagamento degli stipendi, e la Nota n. 7369 del 10 settembre 2018 dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, in accordo con l’Ufficio legislativo del Ministero del Lavoro e condivise con L’associazione Bancaria Italiana (ABI), ha previsto procedure di controllo che variano a seconda del metodo di pagamento utilizzato. 


Per ogni ulteriore quesito o delucidazione lo Studio è a Vostra completa disposizione.