Jobs Act: Focus su contratto a tutele crescenti

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(di Luca Zambello)

Dopo una lunga attesa, il Consiglio dei Ministri approva i decreti attuativi in merito alle riforme del Mercato del Lavoro. In questa sede ci concentreremo sul contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti.

Contratto a tutele crescenti

La normativa si applica a tutti i lavoratori assunti a tempo indeterminato a seguito entrata in vigore del decreto, coloro i quali siano stati assunti precedentemente all'emanazione della riforma rimangono applicate le vecchie disposizioni.

Mentre restano invariate le disposizioni relative ai licenziamenti discriminatori e nulli - reintegrazione nel posto di lavoro - nel caso di licenziamenti disciplinari la reintegrazione rimane applicata solamente nei casi in cui il fatto contestato risulti essere insussistente. Negli altri casi, dove si accerti l'assenza degli estremi di giusta causa o giustificato motivo, quelli c.d. ingiustificati, la riforma prevede una garanzia risarcitoria che fuoriesce dall'ambito di discrezionalità del giudice per essere sostituita da criteri legati all'anzianità di servizio.

La regole prevede quindi che il risarcimento in questi casi corrisponda ad un'indennità pari a due mensilità per ogni anno di anzianità, con un range che varia da minimo 4 a massimo 24 mesi.

Il ricorso in giudizio può essere evitato accedendo alla conciliazione facoltativa incentivata, dove il datore di lavoro offrirà un'indennità pari ad una mensilità per ogni anno di servizio. L'ammontare del risarcimento dovrà essere comrpeso tra due e 18 mensilità e sarà esente da imposte e contributi e qualora accettata dal lavoratore, egli rinuncia all'azione in giudizio.

Licenziamenti collettivi

In caso di violazione delle norme procedurali o dei criteri di scelta previsti per i licenziamenti collettivi, il decreto prevede l'applicazione del medesimo regime di indennizzo previsto per i licenziamenti individuali - risarcimento compreso da 4 e 24 mensilità. Se il licenziamento collettivo viene intimato in assenza di forma scritta, scatta la reintegra come per il licenziamento individuale itimato oralmente.

Piccole imprese

Leggermente differenti le regole per le realtà minori, dove la reintegra scatta solamente nel caso di licenziamenti nulli, dicriminatori, in assenza di forma scritta. In tutti gli altri casi di licenziamenti "ingiustificati", rimane valida l'indennità crescente il relazione sempre all'azianità di servizio ma con un range compreso tra minimo 2 e massimo 6 mensilità.

Altre applicazioni

La nuova riforma non lascia immuni Sindacati e Partiti Politici i quali dovranno adeguarsi alle norme di cui sopra in relazione al loro organico, senza poter beneficiare di esclusioni, agevolazioni o riduzioni rispetto a quanto previsto per la totalità dei contribuenti privati.

Altri interventi normativi

La riforma non si limita solamente al contratto a tempo indeterminato, seppur la fattispecie risulti essere quella a maggior impatto mediatico, ma ha previsto la rimodulazioni delle altre tipologie di rapporto di lavoro.

Si passa dalla soppressione del Contratto a Progetto (Co.Co.Pro) a partire dall'entrata in vigore del decreto, alle modifiche nel campo del Tempo Determinato, all'estensione dell'applicabilità del Contratto di Somministrazione, dall'aumento del limite massimo per i Voucher, fino ad arrivare al contratto di Apprendistato e Part-Time.

Rivista anche la normativa in materia di Ammortizzatori Sociali. Viene introdotta la Naspi, che sostituisce la precedente Aspi, e la Asdi rivolta a coloro a cui è scaduta la Naspi e che non hanno trovato una nuova occupazione. Quest'ultima coprirà i 6 mesi successivi al termine della Naspi.

Infine viene introdotta la Dis-Col, l'indennità di disoccupazione per i Co.Co.Co iscritti a Gestione Separata Inps. L'importo è rapportato al reddito e decrescente con il passare del tempo di utilizzo che non può eccedere i 6 mesi.

Maggiori approfondimenti saranno forniti nei prossimi giorni.

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