Start-up: Come far diventare realtà una semplice idea?

Start-up: Come far diventare realtà una semplice idea?

In più di vent’anni di esperienza ho visto nascere, fiorire ed espandersi  tante aziende e tutte avevano denominatori comuni, seppur con attività diverse. 

Le caratteristiche che le uniscono sono:

  1. uno scopo ben definito;
  2.  una buona pianificazione ed organizzazione;
  3. “piedi per terra e testa tra le nuvole”;
  4. “una gran voglia di fare”;
  5. e ovviamente gli stessi professionisti: NOI! 

Per quanto riguarda il primo punto è fondamentale avere un’idea chiara di cosa si vuole fare e cosa si vuole raggiungere, dove ci si vede tra qui a uno, tre o cinque anni, ponendosi obiettivi da raggiungere alimentati da una meta ben definita.

Punto due: E’ presente una buona pianificazione ed organizzazione dell’azienda già dall’inizio dell’avvio dell’attività e via via nel suo sviluppo sempre più: c’è chi amministra, chi è il commerciale, chi gestisce la produzione, oppure ho visto realtà partire con una sola persona, per poi diventare tre, poi dieci nel giro di pochi anni. Si suddividono i compiti man mano che si inseriscono persone, il tutto ben definito: chi fa cosa, con quali procedure vengono fatte, come vengono analizzati l’andamento della produzione e le criticità, ecc. Vengono trovate poi soluzioni alle situazioni che di volta in volta si propongono e si svolgono attività di promozione mirate all’espansione dell’azienda. 

In merito al terzo e quarto punto (abbinare il sogno), l’entusiasmo derivante in primis dall’idea creativa per l’avvio dell’attività unita alla concretezza ed alla razionalità per farla partire e perseverare - nonostante la complessità presente nel nostro Belpaese - ed abbinata per l’appunto al voler agire, essere al passo coi tempi ed attenti ai cambiamenti, crea un mix esplosivo per la buona riuscita del progetto imprenditoriale o professionale.

In alcune aziende non è così, ma si può sempre fare qualcosa a riguardo e migliorare. Noi sappiamo come farlo accadere, bisogna essere disposti a guardare ed agire!

Dopo questa premessa, essendo molto pratica, vengo subito ai suggerimenti concreti per non trovarsi con intoppi al momento dell’avvio dell’attività.

Con la tua idea di start up ben chiara e definita è fondamentale valutare e/o confrontarti con il tuo, o i tuoi, professionisti di fiducia (a volte sono necessarie molteplici competenze per analizzare l’avvio di singole attività) per:

  • Individuare il codice attività corretto (o più di essi) per avviare il tuo business;
  • Identificare la Regione, la Provincia ed il Comune di esercizio dell’attività: perché in Italia non ci si annoia mai… ci sono diverse leggi regionali, provinciali e comunali e spesso esistono delle varianti che è bene approfondire per non avere STOP successivamente;
  • Verificare la sussistenza dei requisiti professionali, morali, di incompatibilità o necessità di particolari autorizzazioni o comunicazioni, quali la segnalazione certificata di inizio attività (SCIA), necessaria per l’avvio di tantissime attività da inviarsi tramite portale del “Comune” (ad esempio: bar, ristoranti, pizzerie, commercio, ecc.)
  • Scegliere la forma giuridica più adatta con la quale operare dal punto di vista civilistico ed organizzativo, la più conveniente dal punto di vista fiscale, individuando infine il regime da adottare (ad esempio in forma individuale: libero professionista, artigiano o commerciante; oppure con più persone: srl, snc, sas, spa, holding, impresa familiare, società semplice agricola o immobiliare; regime ordinario, semplificato, forfettario, in agricoltura, per beni usati ecc.). A seconda delle varie scelte operate possono cambiare anche i contributi previdenziali, validi ai fini pensionistici e per indennità di maternità. Nel caso in cui si volesse avviare un’associazione, poi, si aprirebbe tutto un altro mondo…
  • Redigere un business plan (ricordiamoci che ci vogliono oltre che ai sogni anche “i piedi per terra”). Le domande che devono sorgere in questo contesto sono: le entrate saranno maggiori delle uscite? Quanto dovrò vendere o produrre per guadagnare? Sono in grado di farlo in questo mercato per questo prodotto? La soluzione la possiamo sintetizzare nella formula prezzo x quantità. Questo deve essere il punto di partenza per creare il progetto imprenditoriale seguito da successive e più strutturate analisi (sondaggi, indagini di mercato, ecc.)
  • Pianificare i costi di avvio dell’attività e di tutte le pratiche amministrative, alcune comuni per tutti, altre subordinate a determinate casistiche: ad esempio attivazione della casella PEC (posta elettronica certificata) della quale ve ne sono diverse tipologie con costi,  servizi o spazi disponibili diversi; acquisto della firma digitale, del registratore di cassa, attivazione di fisconline, dello SPID e della fatturazione elettronica; gestione dei dipendenti e della sicurezza sul luogo di lavoro; corsi per utilizzo mezzi di lavoro, abilitazioni e assicurazioni varie.
  • Verificare preventivamente l’idoneità del locale di cui si ha necessità per svolgere l’attività lavorativa. Può capitare infatti di dover ritardare l’apertura o nel peggiore dei casi cambiare totalmente immobile per non conformità ai requisiti previsti… questo è un intoppo

Una volta definiti i punti di partenza, è necessario presentare la pratica per la richiesta della partita IVA all’Agenzia delle Entrate e l’avvio dell’attività alla Camera di Commercio di competenza, così come a tutti gli altri Enti preposti in base alle necessità (Inail, Inps, Dogane, Comune, ecc.);

Facciamo un po' di esempi pratici:

  • Attività che necessitano di requisiti professionali e/o autorizzazioni/licenze: agente di commercio, elettricista, idraulico, estetista, impresa di sanificazione, parrucchiera, distributore di carburante, giardiniere, mediatore immobiliare, meccanico, gommista, vendita tabacchi e giornali, dentista, poliambulatorio, somministrazione alimenti e bevande (bar, ristoranti), facchinaggio, impresa di panificazione, ecc.;
  • Attività soggette ad incompatibilità nell’esercizio di altre attività lavorative: i dipendenti pubblici, gli agenti di commercio, i mediatori immobiliari, gli artigiani, i commercialisti, i consulenti del lavoro, gli avvocati, ecc.;
  • Attività per le quali è cambiata, negli anni, la normativa di riferimento: ad esempio il giardiniere fino agli inizi del 2016 poteva esercitare senza nessun titolo abilitativo, ora non più, così come per l’attività di panettiere e gommista;
  • Attività che possono essere svolte con la nomina di un preposto o responsabile tecnico tramite il conseguimento di un corso abilitante, con l’esperienza di lavoro svolto oppure con il conseguimento di un titolo di studio. Vedasi ad esempio la professione di Consulente del Lavoro la quale può essere esercitata solo dopo apposita abilitazione ma che come requisito di base necessita il possesso della laurea e non del diploma di scuola superiore (precedentemente non era così);
  • Diversità in base alla zona geografica: ad esempio in Friuli Venezia Giulia un soggetto che esercita un’attività artigianale deve fare la pratica di inizio attività all’albo artigiani in Camera di Commercio entro il giorno stesso di apertura, in molte altre Regioni e Province d’Italia questo non accade perché ci sono tempistiche diverse. Un altro esempio può essere Bolzano dove per aprire un CED (Centro Elaborazione Dati) mentre un tempo serviva una Licenza della Provincia, oggi è sufficiente quella del Comune, in altre Regioni o Province d’Italia non è così. 

Insomma l’Italia è un Paese variegato e far diventare realtà una semplice idea, anche se non sempre è facile, sicuramente crea tanta soddisfazione da parte di tutti i soggetti coinvolti.

Ti lascio con il mio augurio di avere tante idee nella vita e di realizzarle tutte

Se hai dubbi contattami per una consulenza. Buona Creazione!