Contenzioso fiscale: un nostro caso di successo

Contenzioso fiscale: un nostro caso di successo

In questo articolo vi racconto per sommi capi una case history dello studio, vale a dire una storia di successo legata alla difesa di un cliente a seguito di un accertamento dell’Agenzia delle Entrate per il quale è sfociato in un contenzioso. L’elemento fondamentale, in questo caso, consiste nel fatto che impostando in modo efficace il contraddittorio con l’Ufficio puntando sulla sostanza e non solo sulla forma, anche nella successiva fase del ricorso, è possibile aumentare le probabilità di successo (è altresì risaputo, infatti, che il successo pur avendo ragione non è scontato). 

Brevemente: Agenzia Entrate, a seguito di verifica, contesta l’errata applicazione dell’aliquota iva ridotta (4% e 10%, in questo caso), in luogo di quella ordinaria (20% e 21% con riferimento agli anni oggetto di verifica) di determinati servizi svolti dal contribuente, con un’iniziale recupero di iva per un importo complessivo di euro 182.323,62.

Fin dalla prima analisi della questione ho notato come l’interpretazione dell’Ufficio al caso di specie era contestabile. Decidiamo quindi di proseguire con il contraddittorio durante il quale espongo le varie motivazioni a supporto. L’Ufficio rivede la propria posizione e, a conferma che la linea difensiva era solida, riduce immediatamente la pretesa e notifica gli avvisi di accertamento per complessivi euro 35.116,17.

Come difesa abbiamo dimostrato la corretta applicazione, da parte dell'azienda, dell’articolo 16, 3^ comma, del DPR 633/72 dal momento che operava attraverso contratti d’appalto inoltre, come indicato nella Circolare Ministeriale del 1975 n. 43,  per “produzione di beni” deve intendersi: “non solo la trasformazione della materia prima in prodotto finito o in semilavorato, ma anche tutte le altre operazioni, anche di perfezionamento, compiute, qualunque sia la veste del committente, nelle varie fasi attraverso le quali la produzione di realizza. Rientrano pertanto nel concetto di produzione tutte le lavorazioni dei beni [...]. Inoltre, la Risoluzione n. 58/E, del 9 aprile 2004, ha ribadito che tali operazioni possono avere ad oggetto anche “una fase del ciclo produttivo”.

La tesi sostenuta dall’Agenzia delle Entrate basava le proprie convinzioni sul fatto che le lavorazioni eseguite nei confronti di altri soggetti non potevano rientrare, a loro dire, tra le lavorazioni complementari alla cessione dei beni e, di conseguenza,  non collegabili all’aliquota propria della cessione del bene lavorato non essendoci, per l’azienda accertata, alcuna cessione di prodotti agricoli. Tale impostazione non è da ritenersi fondata, poiché la norma (all’articolo 16) non valorizza in alcun modo i destinatari della prestazione,  disciplinando esclusivamente l’oggetto delle prestazioni di servizi.

In ogni caso, come difensori, abbiamo dimostrato come non sia assolutamente necessario svolgere “attività di produzione agricola” per ricadere nella previsione normative di cui sopra dal momento che, a seguito delle modifiche apportate all’art. 16 dal DPR 687/74, il Legislatore precisò che il citato art. 16 è sempre applicabile a prescindere dal fatto che il prestatore del servizio fornisca o meno le materie occorrenti alla produzione del bene. Non è quindi necessario “produrre” un bene per ricadere nell'ambito della disposizione in esame, ma si può anche effettuare una “prestazione di servizi”  che serva a “completare la fase” del bene.

Alle stesse nostre conclusioni è giunta la Commissione Tributaria Regionale del Veneto, con la pronuncia n. 1266/2018 del 14/05/2018, alla quale siamo dovuti ricorrere contro la decisione della Commissione Tributaria Provinciale, che originariamente confermava le errate tesi dell’Agenzia Entrate. I giudici regionali accolgono il nostro appello, annulla tutti gli atti e provvedimenti emessi dall’Agenzia Entrate riguardanti i due periodi d’imposta accertati, con vittoria di spese del contribuente da noi difeso.

Dopo questo giudizio l’Ufficio non ha impugnato in Cassazione la Sentenza confermando di fatto quanto stabilito dalla Commissione Tributaria Regionale per i due periodi d’imposta, compreso il corretto comportamento tenuto dal contribuente in questione.

Da quanto esposto si evince l’efficacia della difesa di studio e quali risultati siano stati raggiunti attraverso la strategia impostata (annullamento totale degli atti, azzeramento degli importi pretesi e rimborso delle spese di giudizio), con mia grande soddisfazione ed orgoglio.


E’ importante, quindi, in caso di verifica affidarsi alla consulenza competente del professionista per verificare la correttezza della pretesa tributaria.

A presto con un’altra storia di successo.